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Lui & Lei

Melania rosso fuoco


di Midi90
08.06.2026    |    268    |    0 9.0
"Forse è proprio per la consapevolezza di quella imminente e interminabile distanza che ogni singolo dettaglio vive dentro di me con una violenza così nitida: il sapore dello champagne mescolato al..."
Io e Melania, abbiamo avuto una piccola parentesi qualche mese fa, non so quando avrò modo di rivederla, intanto vi racconto quanto successo quella sera.


L’aria di quella sera d’autunno era ferma, carica di un’elettricità palpabile che incendiava la pelle. Quando la vidi scendere dall'auto per salire sulla mia, il cuore mi esplose nel petto. Melania era una visione erotica primordiale. I tacchi vertiginosi le slanciavano le gambe infinite, mentre i jeans, stretti come una seconda pelle, incorniciavano e stringevano un fondoschiena marmoreo e perfetto, che catturava ogni mio pensiero. Il cappotto spalancato offriva alla vista una camicetta trasparente che non lasciava spazio all'immaginazione, scoprendo il profilo turgido del seno, ma erano i suoi occhi a fottermi: brillavano nel buio, densi di una promessa carnale.

Una volta a casa, la tensione era già insostenibile. Melania tirò fuori da una busta una bottiglia di champagne gelata e, con un sorriso malizioso, delle lattine di Red Bull. Sapeva come accendermi; conosceva i miei punti deboli e godeva nel provocarmi. Ma quella notte doveva prima consumarsi nella mente. Per ore bevve e si raccontò senza filtri, mettendomi a nudo la sua vita: i genitori, il fallimento del matrimonio, l'amore viscerale per i figli. Io ero ipnotizzato dalle sue parole e dal movimento eccitante delle sue labbra. Più lo champagne scendeva, più l'attrazione cerebrale si fondeva con un desiderio fisico devastante. Guardavo il suo seno sollevarsi a ritmo regolare, immaginando già la consistenza della sua pelle sotto le mie mani. La vicinanza a quel tavolo era diventata una tortura liquida.


Quando Melania si alzò per andare in bagno, il vuoto fu un’agonia. Al suo ritorno, l'aria era satura di sesso. Non servivano più parole. Si avvicinò lenta, dondolando sui fianchi, e mi sussurrò poche parole sul collo. Fu la miccia. Ci avventammo l'uno sull'altra in un bacio violento, profondo, bagnato di champagne e fame accumulata. Le nostre lingue si cercavano con una foga cieca, primitiva. La trascinai verso la camera da letto senza mai staccare la bocca dalla sua. Ci spogliammo con una ferocia selvaggia, strappandoci i vestiti di dosso. Quando la vidi nuda, la carne gridò. Mi lanciai tra le sue gambe spalancate, affondando il viso nel suo centro pulsante. Il sapore del suo nettare intimo mi fece perdere il controllo, mentre la baciavo e la divoravo là dove era più calda e bagnata, strappandole gemiti rauchi. Poi fu il suo turno: mi afferrò e mi prese in bocca con una maestria vorace, stringendo l'asta e succhiando con un ritmo serrato che mi portò in pochi istanti al limite assoluto. Mentre stavo per esplodere, Melania si staccò con un guizzo felino. Guidò la mia venuta direttamente sul mio ventre, guardandomi negli occhi mentre il seme caldo schizzava copioso tra noi. Con una sensualità perversa e disarmante, ne raccolse una manciata liquida con le dita e iniziò a spalmarselo sul viso come una crema preziosa, prima di fare lo stesso sul mio volto. "Fa molto bene alla pelle, sai?", sussurrò con lo sguardo fisso sul mio membro che, eccitato da quel gesto estremo, era rimasto duro come la pietra, pulsante di sangue e bagnato del nostro umore.
Ero fuori di me, completamente dominato dal suo erotismo. Non appena ebbe finito con la sua lozione magica, la ribaltai sul letto, le spalancai le gambe e spinsi con un colpo secco e profondo dentro di lei.
Fu una scopata d'istinto puro, rabbiosa e totale. La carne sbatteva contro la carne, sentivo le sue pareti interne stringermi e artigliarmi ad ogni spinta profonda. Il ritmo divenne selvaggio, i corpi sudati incollati l'uno all'altro in un incastro perfetto. Quando arrivai di nuovo al limite, affondai fino in fondo e le venni dentro con un'altra esplosione violenta e caldissima, che ci lasciò esausti, svuotati e ansimanti nel buio. Il silenzio che seguì era denso di sudore e respiri corti. Restammo incollati, pelle contro pelle, mentre il battito rallentava.

Non sapevo ancora, mentre la riaccompagnavo a casa nel buio di quella notte d'autunno, che quello non sarebbe stato un addio definitivo, ma l'inizio di un lunghissimo e forzato blackout. Le nostre vite, con i loro incastri complessi, i doveri e i rispettivi passati, stavano per prendere direzioni diverse, allontanandoci e condannandoci a non rivederci per un bel po'. Sapevo che sarebbe passato moltissimo tempo prima di poter stringere di nuovo quel corpo e guardare ancora quegli occhi magnetici.
Forse è proprio per la consapevolezza di quella imminente e interminabile distanza che ogni singolo dettaglio vive dentro di me con una violenza così nitida: il sapore dello champagne mescolato al suo, la lozione magica spalmata sul viso, la morsa calda delle sue pareti e quel senso di possesso totale che ci ha consumati, lasciandomi addosso un'attesa che sarebbe durata mesi.
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